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Corriere di Bologna

28 Ottobre 2015

L'amico di Sant'Egidio «Ma non sarà uomo di parte». Intervista ad Andrea Riccardi

 
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«Zuppi sorprenderà quelli che oggi lo applaudono e quelli che guardano a lui con timore». È la previsione dell'ex ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi, che conobbe Zuppi nel 1968 e assieme a lui fondò la comunità di Sant'Egidio. «Matteo non chiuderà la porta a nessuno, ma non si svenderà per un po' di popolarità».
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ex ministro del governo Monti, la nomina di monsignor Matteo Maria Zuppi, era nell'aria da tempo. Qual è stata la sua prima reazione?
«Scherzando, mi viene da dire che non esiste più il segreto pontificio. Oppure, come diceva Giovanni Paolo II, il segreto lo ignora solo il pontefice».
Zuppi è lo storico assistente spirituale della Comunità di Sant'Egidio. Come vi siete conosciuti?
«A Roma, fuori dal liceo Virgilio: era un ragazzo appassionato, impegnato e simpatico. E quella simpatia giovanile è diventata un atteggiamento umano di apertura».
Che uomo è?
«Ha grandi qualità umane. Frequenta i poveri da quando ha 17 anni, ben prima delle parole di papa Francesco. E ha anche una grande esperienza internazionale. È uno che ha dialogato con presidenti come Mandela per la pace in Burundi e si è impegnato in prima persona nella lotta all'Aids».
Si è detto che la sua nomina inaugura il nuovo corso di papa Francesco.
«Zuppi non è un uomo ambizioso e nemmeno ideologico. È consapevole della varietà dei mondi che vivono nella Chiesa ed è ugualmente refrattario di fronte alle geometrie riformatrici e alle ideologie spaventate».
Sarà una nomina in discontinuità con il suo predecessore Carlo Caffarra?
«Ogni episcopato si presenta con un elemento di discontinuità: il vescovo che succede appartiene a un'altra generazione e a un'altra storia. Ma ogni episcopato contiene sempre elementi di continuità».
Che vescovo sarà?
«Per come lo conosco, non sarà uno di quei vescovi, purtroppo numerosi, che quando arrivano in una Diocesi dicono "faccio tutto nuovo perché finora è stato fatto tutto male". Saprà raccogliere l'eredità della Chiesa bolognese da Lercaro a Caffarra e saprà proiettarla sulla strada indicata da papa Francesco. Le faccio una previsione...».
Quale?
«Zuppi sorprenderà sia quelli che oggi lo applaudono, sia quelli che guardano a lui con timore».
Quanto sarà difficile, per lui, ambientarsi a Bologna?
«Bologna è una città-mondo. Zuppi è un uomo di strada: camminerà molto e incontrerà le persone. Non si arroccherà su posizioni ideologiche».
Lavorerà per una maggiore apertura della Chiesa ai gay e ai divorziati?
«È certamente un uomo dell'incontro. Non chiuderà la porta a nessuno, ma non si svenderà per un po' di popolarità».
Si sa che è molto amico di Walter Veltroni. È possibile collocarlo politicamente?
«Mi sta chiedendo se sarà un vescovo del Pd? Certamente no. sarebbe un riduzionismo eccessivo. Non è un uomo partitico e d'altra parte oggi i partiti non esistono. E però un uomo che conosce il valore della politica per il bene comune». 
La vita • Matteo Zuppi è nato a Roma '55, quinto figlio di una famiglia numerosa e di tradizioni cattoliche • Incontra giovanissimo quella che diventerà la Comunità di Sant'Egidio, dal 1968 attiva nelle scuole e nella periferia di Roma • Si laurea in Lettere a Roma con una tesi sul cardinale Ildefonso Schuster • È ordinato sacerdote nel 1981: viceparroco nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, diventa parroco dal 2000 • Dall'ottobre 2010 è stato parroco della Chiesa dei SS. Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, nel 2012 Papa Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare della Diocesi di Roma per il Centro storico. 


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