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10 Septiembre 2012 16:30 | Hanika Hall (close to Gazi Husrev-begova medresa)

Contributo di Komazawa


Hajime Komazawa


Shinto Shrines, Japan

Come mi hanno appena presentato, sono Hajime Komazawa, il direttore delle pubbliche relazioni dei Templi Shintoisti. Sono venuto qui per rappresentare lo shintoismo, una religione tradizionale del Giappone.

Innanzitutto vorrei rendere un profondo omaggio a tutto quello che la Comunità di Sant’Egidio è riuscita a costruire e allo stesso tempo vorrei esprimere la mia gioia nel poter condividere con voi lo stesso spirito che ci accomuna, ossia la volontà di realizzare la pace nel mondo.

Il nostro Jinja Honcho, è un’organizzazione che comprende i circa 80.000 templi shintoisti presenti sul territorio giapponese, e ha come obiettivo la diffusione di questa religione tradizionale giapponese e la trasmissione della stessa alle generazioni future.

Il tema di questa tavola rotonda è “lo Spirito di Assisi in Oriente: le religioni giapponesi sulla via del dialogo”. Come tutti voi sapete bene, nel 1986 su invito del precedente papa, Giovanni Paolo II, si svolse uno storico incontro tra i rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi .All’epoca inviammo anche noi dei nostri rappresentanti e abbiamo avuto l’occasione per incontrare i rappresentanti delle varie religioni, e credo sia superfluo aggiungere che quell’esperienza è stata fondamentale per noi dello Jinja Honcho nelle nostre attività di relazione internazionale che sono seguite.

Ereditando lo spirito di Assisi, dall’anno successivo, ogni anno ad agosto i rappresentanti delle religioni giapponesi si incontrano durante il summit presso il Monte Hiei, al quale partecipiamo attivamente.
Inoltre partecipiamo attivamente come membri del comitato del WCRP (World Conference of Religions for Peace) e del World Federalist Movement Japanese Religions Committee, portando così avanti i rapporti con le altre religioni giapponesi all’interno del Paese.
In questo modo, lo spirito che ha animato le persone che si sono incontrate 26 anni or sono, viene tramandato anche nel lontano Giappone e sta alla base del dialogo interreligioso di molte denominazioni religiose e delle conferenze che vengono organizzate .

La storia del dialogo interreligioso in Giappone nasce intorno al VI secolo dopo Cristo, ossia ben 1500 anni fa. All’epoca arrivarono dal continente molte culture, che hanno lasciato numerose tracce nella vita quotidiana giapponese.
In particolare, nonostante storicamente l’introduzione del Buddismo non sia stato un evento storico, il suo avvento non fu di mera trasmissione di una religione. Insieme ad esso arrivarono abitudini, sapere, arte, forme architettoniche di diverse regioni, ovvero la trasmissione massiccia di un corpus culturale.

Così il Buddismo si diffuse in tutto il popolo in sincretismo con lo Shintoismo, religione da lungo tramandata in Giappone. Si può affermare che attraverso l’introduzione del Buddismo, il Giappone ha potuto assorbire le varie culture dei Paesi limitrofi.
Dobbiamo sottolineare che i giapponesi non criticarono né cercarono di eliminare le culture e le religioni che all’epoca arrivarono in Giappone, ma al contrario, riuscirono a introdurle in maniera magistrale, elevando così il livello della propria cultura e il modus vivendi.

Questo avvenne anche quando nel 16° secolo arrivò il Cristianesimo in Giappone, quando la cultura occidentale influenzò la cultura autoctona.

La “magnanimità” dei giapponesi, che accolgono le diversità nel rispetto dell’altro, introducendole nel proprio mondo, credo sia una delle caratteristiche razziali, di cui dobbiamo andare fieri.

Allora ci si domanda da dove ha origine questa “magnanimità”?

Nell’antichità i giapponesi vissero in un ambiente caratterizzato dalle ricchezze stagionali e sempre in stretto contatto con la natura, ricevendone i benefici.
Tuttavia sappiamo bene che la natura, se da una parte dona grandi cose, dall’altra può essere a volte devastante. I nostri antenati, dinanzi alla natura, così mutevole, hanno visto la presenza degli déi, quindi hanno iniziato non solo a ringraziarli, ma anche a rispettarli profondamente.
Nonostante prove a volte molto dure, non hanno mai provato odio per la natura, ma hanno colto queste occasioni per prendere coscienza del fatto che siamo parte integrante della natura. La natura non era quindi qualcosa da dominare, bensì era qualcosa con cui convivere. Da questo modo di considerare la natura e gli dèi, i giapponesi si sono sempre occupati della natura e hanno sempre venerato gli dèi che proteggevano questi posti. E’ qui cha ha origine lo Shintoismo. Grazie al riconoscimento della presenza di tanti dèi, unito al profondo rispetto per la serenità dell’animo delle persone, considerate come un gruppo sociale, è nata la “magnanimità” del giapponese.

Lo spirito con cui si accettava la natura così com’è e veneravano gli déi che riconoscevano in essa, spirito che si trova nel nostro profondo, fu lo stesso anche nei rapporti con le altre persone.
L’accettazione dell’altro così come si presenta, il riconoscimento delle differenze con l’altro, il rispetto verso l’altro, l’approfondire il legame con gli altri, sono tutti elementi della magnanimità giapponese, che viene tramandata ancor oggi.

Negli ultimi anni, i rappresentanti delle religioni del mondo sono passati dal mero dialogo interreligioso all’effettiva collaborazione interreligiosa, per la realizzazione della pace nel mondo. Sono fermamente convinto, che affinché questa diventi ancor più forte e ancor più grande, non solo dobbiamo riconoscere le differenti religioni e culture, ma dobbiamo rispettarci reciprocamente e apprendere gli uni dagli altri. Per poterci rispettare e per poter apprendere gli uni dagli altri, è necessario che il proprio cuore sia aperto agli altri. Significa mettere da parte pensieri egocentrici, per far spazio alla magnanimità per accettare gli altri.

Avendo come base culturale lo shintoismo, nel corso della storia, noi giapponesi abbiamo accolto molte forme di religione e culture, nella collaborazione reciproca e in armonia.
Credo che, relativamente al dialogo interreligioso e alla realizzazione della pace nel mondo, questo possa diventare un caso esemplare.
Solamente realizzando una società in cui le persone condividono i vari benefici, sempre sulla base di uno spirito di armonia, allora potremo veramente ottenere la felicità e la pace.
Noi siamo chiamati ad agire per questo obiettivo.

In ultimo, prego per la salute e le attività di tutti i presenti e vorrei terminare il mio discorso, come rappresentante del Jinja Honcho.

Vi ringrazio per la cortese attenzione.

Mensaje del Papa para el Encuentro de Sarajevo
Benedicto XVI

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